LA SOMMA CHE FA IL TOTALE

Lo scultore cieco Felice Tagliaferri nell’intervista a Repubblica (link) in occasione della giornata internazionale delle persone con disabilità ha chiesto al suo interlocutore “…se ti chiedessi cosa c’è lì dietro, alla tua sinistra, me lo sapresti descrivere? Hai dato un colpo d’occhio ma ignori i dettagli… un non vedente vede in modo capovolto, osserva i dettagli e attraverso quelli costruisce l’insieme…” 
L’osservazione di Tagliaferri potrebbe essere il paradigma dell’accessibilità.
Stanno faticosamente risorgendo i PEBA (1986) e le grandi organizzazione nazionali che formalmente rappresentano le persone con disabilità lavorano per una legislazione quadro europea per l’accessibilità (intervista a Maurizio Molinari, addetto stampa del Parlamento Europeo in Italia – link )
Guardando a colpo d’occhio lo sguardo potrebbe partire dal 1989 con la prima normativa per favorire il superamento e l’eliminazione delle barriere architettoniche, correre al 1971 con la 118 e via al D.P.R. 503 del 1996 per arrivare al testo unico n. 380 del 2001 e il d. lgs 222 del 2016, in sostanza potremmo farci l’idea che sia vero come leggiamo ancora nella rassegna legale dello studio Cataldi (link): “...in presenza di ostacoli che impediscano la fruizione da parte dei soggetti disabili… l’edificio potrà essere considerato inagibile…

E se poi volessimo dare uno sguardo ancora più d’insieme potrebbe bastare la ratifica della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, che è legge dello stato dal 14 marzo 2009.
Viceversa se proviamo a costruire l’immagine a partire dai particolari, i marciapiedi, le porte,
i negozi, le rotonde, gli uffici pubblici… (link)

Alla fine ci sta che mentre riconquistano terreno nel rendere accessibile la città i PEBA, leggi e norme più o meno quadro, linee guida passate e future e compagnia cantando (al solito senza interprete LIS) saranno tanti piccoli dettagli a rendere luoghi e città strumenti capaci di dare a persone tutte diverse uguali diritti.

Così partiamo da una porta. Ci accorgiamo della sua presenza quando abbiamo le mani impegnate e fatichiamo ad agguantare la maniglia… magari proviamo a spingere con un piede e quella si richiude prima che siamo riusciti a insinuarci.
Nella “casa accessibile” di via Pascoli a Foligno (link), un corrimano lungo tutta la larghezza rende la porta “manovrabile” anche quando raggiungere la maniglia potrebbe essere difficoltoso, nei locali aperti al pubblico l’accessibilità vera è data dalle porte automatiche, ma la soluzione non sempre è praticabile.

Una soluzione potrebbe essere l’“Apriporta automatico Drive Medical Doormatic” (link). È facilmente applicabile a qualsiasi porta, funziona a batteria e in pratica all’atto di aprire o chiudere si attiva e prosegue automaticamente l’azione avviata (link video) (ma è attivabile anche con telecomando o tramite interruzione raggi infrarossi). Ed è davvero per tutti, perché alla fine l’automatismo, utile certo per chi sta in carrozzina, lo è non meno per normobipedi quando gli arti superiori sono impegnati nel trasporto di pacchi e pacchetti.

E finita la doccia o il bagno può essere piacevole struffarsi in un croccante asciugamano… ma anche no e risultare difficoltoso in ragione delle nostre individuali risorse fisiche. Magari un asciugacapelli potrebbe asciugare non solo la chioma ma perché no una soluzione più radicale? Tornado Body Dryer (link)  è una sorta di mega phon che senza uscire dalla doccia asciuga con un piacevole (immaginiamo) getto d’aria calda (link video).

Anche prendere un bicchiere d’acqua dal lavello del bagno, magari per sciacquarsi la bocca dopo lavati i denti, potrebbe essere un’operazione non facile, vi potrebbe essere d’aiuto Rinser Toothbrush (link), lo spazzolino da denti con rubinetto incorporato.

E giusto per restare in zona avrete notato che ultimamente gli apparecchi che nei bagni pubblici “sparano” aria calda per asciugare le mani hanno assunto un nuovo design che potremmo definire “only for normal hands”? Non solo servono mani regolari ma anche giusta altezza per poter attivare l’attrezzo introducendo le mani aperte dall’alto verso il basso.

Più democratico e meno esclusivo (in senso letterale), l’ Universal Hand Dryer ideato dal coreano Hyunsu Park (link)

Un design davvero “4all” che si attiva quale sia la forma, l’atto e l’altezza delle mani che chi si avvicinano per l’asciugatura.

E anche il lavello potrebbe venire incontro a diversi usi senza perdere in design ed eleganza, è il Tilting Sink di Gwenolé Gasnier (link). Un lavello basculante che in questo modo si rende usabile sia da in piedi che da seduti, ovvero dai bambini o dalle persone più piccole.

E alla fine un banale “non cassetto” di una cucina potrebbe rendere più agevole per alcuni e più per tutti utilizzare i fornelli, una pallina da tennis facilitare l’impugnatura di una penna, una spugna aiutare per una partita a tresette mentre un paio di mani grandi se fossero per una persona disabile sarebbero un “ausilio”, se fossero in una fiaba sarebbero per “acchiapparti meglio”…

…ma in un giardino potrebbero semplicemente aiutare tutti a raccogliere le foglie e in casa le costruzioni e i giochi sparsi sul pavimento (link)… magari giocando ancora un po’!

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