IL MONDO CHE NASCE

Gli stabilimenti Olivetti ad Ivrea, 13 novembre 1990. ANSA

Mentre mettiamo ordine negli appunti per queste (quasi) news un Ansa (link) comunica che la città di Ivrea ha ottenuto il riconoscimento di sito Unesco. “Un riconoscimento che va a una concezione umanistica del lavoro propria di Adriano Olivetti, nata e sviluppata dal movimento Comunità e qui pienamente portata a compimento, in cui il benessere economico, sociale e culturale dei collaboratori è considerato parte integrante del processo produttivo“, ha detto il neo ministro della cultura Bonisoli . Adriano Olivetti, imprenditore, è stato il presidente dell’Inu “dopo la sua rifondazione su basi democratiche e repubblicane, dal 1950 al 1960” (link) e ci piace immaginare che nella sua visione senza soluzione di continuità tra arti, mestieri e competenze diverse, porre al centro le persone fosse lo strumento per produrre  il bello e che la bellezza aiutasse a immaginare le persone al centro.

Forse per questo nell’affidare un progetto architettonico, non dava indicazioni tecniche ma con i progettisti parlava di filosofia: “…All’architetto Olivetti non poneva nessuna condizione a priori. Quando si è trattato di progettare la mensa nel nostro primo incontro abbiamo parlato di questioni del tutto generali e della filosofia che doveva stare alla base del progetto… dopo questo primo incontro Adriano Olivetti è raramente intervenuto nell’elaborazione del progetto… In che cosa consiste allora quella misteriosa formula o segreto per cui molti architetti… hanno prodotto il meglio della propria opera…?” Si domanda Manolo De Giorgi nel catalogo “Olivetti: una bella società”, “…probabilmente risiede in questo grado di libertà che è una sottile libertà condizionata e che si sviluppa tutta nell’alveo dell’eccellenza tanto da esercitare a suo modo un altrettanto creativo condizionamento…”.

Incontrando le ragazze e i ragazzi delle scuole e le persone che si interessano, ma ancor di più se si disinteressano, al nostro impegno per le città accessibili, cerchiamo sempre di evidenziare che oltre la lingua parlata e scritta esistono altri canali, linguaggi e grammatiche per una comunicazione che sia davvero per tutti. Le parole scritte per qualcuno possono non essere agganciate ai significati comunemente condivisi e le parole dette possono rimanere mute per chi non sente. Per chi non vede un testo scritto non esiste mentre altri possono avere necessità di un linguaggio facile.

Può succedere ad una persona che “…la vita sociale la affatica e ogni imprevisto la manda nel panico. I sottintesi, i doppi sensi e la moltitudine di segni e di codici che siamo abituati a utilizzare a partire dall’infanzia le sfuggono completamente…”. È la presentazione del libro di Julie Dachez e Mademoiselle Caroline “La differenza invisibile” (link), una graphic novel non solo per spiegare cos’è l’Asperger ma anche mostrare come sia difficile diagnosticare la Sindrome tra le donne e incoraggiarle a cercare un perché ai loro problemi quotidiani (link).

La graphic novel ci fa tornare in mente un testo di Giorgio Gazzolo, “Gatta ci cova?” (link), “…alla frase idiomatica «fare i porci comodi» nella sua mente si affolleranno grossi maiali pigri e piacevolmente seduti su appositi giacigli… Una lettura in chiave ironica per comprendere più chiaramente la sindrome di Asperger…

A Bologna la versione con audio descrizione del film restaurato “Ladri di biciclette (link) anche se “L’accessibilità dell’audiovisivo in Italia è ancora una chimera. Nonostante la “Convenzione ONU sui diritti per le persone con disabilità” preveda il diritto per i disabili a una piena fruizione dei prodotti culturali, ad oggi nel nostro paese sono poche le opere audiovisive che vengono rese accessibili” dichiara Irene Balbo, persona non vedente e socia della Cooperativa BigBang che ha realizzato l’audiodescrizione.

Ma l’attenzione alla diversità dei linguaggi sfugge anche a chi della comunicazione fa mestiere. È “La stanza delle meraviglie” (link), il film che racconta il viaggio di una bambino e un bambina sordi che in epoche diverse cercano entrambi una vita diversa, la Rai invita all’anteprima  una rappresentanza delle persone sorde ma dimentica di prevedere la presenza dell’interprete LIS.

La delegazione abbandona la proiezione, la Rai nella lettera di scuse inviata il giorno successivo (link), dichiara che si è trattato di un disguido e da conto dell’impegno per l’accessibilità alle persone sorde.
Magari sarebbe stato ancor più un disguido se avesse fatto riferimento anche ad esempio alle audio descrizioni, all’accessibilità architettonica di studi e uffici, all’utilizzo di comunicazioni in braille, CAA, lingua facile… (e forse più incisiva anche la protesta della delegazione che ha abbandonato la proiezione se anche di questo avesse chiesto conto all’azienda).

Un codice tutto loro, ci racconta Repubblica, lo hanno invece inventato Cesar Zada e Jose Richard Gallego. Quest’ultimo ha perso la vista ma non la passione per il calcio così attraverso un sistema basato sulla gestualità delle mani l’amico Cesar è in grado di raccontargli le azioni del match in tempo reale su un tavolino che rappresenta il campo da calcio (link).

Ed è invece Claudia Porcu a coinvolgere ancora una volta l’università di Sassari nella realizzazione del suo nuovo cortometraggio “Ci(ne)Sentiamo” (link).
Perché, dichiara a superando.it “…penso infatti che la sottotitolazione debba diventare un elemento fondamentale nella realizzazione di un film ed è dunque importante che questi studenti, che in futuro vorranno cimentarsi nel mondo del cinema, abbiamo un’esperienza diretta con le persone sorde e con gli strumenti che consentono la sottotitolazione di un film” (link).

Ci sta che alla fine la Lingua Italiana dei Segni, come anche la CAA e altro ancora abbiano la forza di comunicare anche oltre la semplice traduzione.

Scrive un fan metal pubblicando su FB il video della (appassionata) traduzione LIS di un concerto: “..Tutta la furia e l’aggressività dei Lamb of God trasmessa da questa ragazza per i non udenti…il metal non ha confini” (link).

Ancora da Sassari, destinazione Foligno – Umbria, il workshop ludico esperienziale per la quinta edizione del Festival per le città accessibili che l’architetto Giuseppina Carella presenta in Superabile.it  (link): “…un gioco di ruolo nel quale i partecipanti saranno coinvolti “vestendo i panni altrui” per comprendere le difficoltà dovute alla presenza delle barriere architettoniche (e sensoriali n.d.r.) e “trovare le soluzioni” per superarle…

Per ragioni organizzative l’invito è di effettuare da subito l’iscrizione al workshop (link)  ideato e condotto TaMaLaCa (link). A tutti gli iscritti la cartellina/sabello prodotta in esclusiva dal Festival.

Ieri, 3 luglio, ospiti della casa/laboratorio accessibile e sede dell’Associazione FCA 150 corsisti di “Metamorfosi” (link). A Foligno fino al 6 luglio, tre giornate che sono il “Cantiere per la formazione” che ogni anno l’MCE (Movimento Cooperazione Educativa) organizza in una diversa città d’Italia.

In serata la plenaria a cui abbiamo avuto il piacere di essere presenti, ed è stato un piacere vero nella gremita sala rossa di Palazzo Trinci ascoltare nelle parole di relatrici e relatori l’urgenza di comunicare una testimonianza e osservare nel pubblico l’attenta curiosità di conoscere (l’immagine della foto ricordo “Stairway to heaven” l’abbiamo rubata a Benedetta Tobagi (link) che è stata una delle preziose relatrici)

Chiudiamo con un vero e proprio scoop, nell’ambito delle campagna d’informazione “Vivo Foligno” contestualmente alla conferenza riservata alla stampa è prevista la registrazione di un comunicato in LIS, mentre sempre la struttura amministrativa del Comune di Foligno sta definendo la modalità di mettere a disposizione un giorno a settimana presso l’anagrafe un interprete LIS… vi terremo informati.

Rubiamo il titolo per questo post all’editoriale di Ignazio  Silone per il primo numero di “Comunità” rivista edita da Adriano Olivetti nel secondo dopoguerra, titolo già rubato, “Il mondo che nasce, dieci scritti per la cultura, la politica” per il primo volume della collana “Olivettiana” – Edizioni di Comunità (link).

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