UNA VALIGIA CI SALVERÀ

Abbiamo, anzi ha lavorato molto Isabella Caporaletti (link), autrice di favole e nostra audiolettrice ufficiale (link) per realizzare l’ultima, in ordine di tempo, registrazione. Si tratta di un articolo che ci è stato chiesto per il periodico dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Perugia (link).

Avevamo iniziato provando a mettere in forma di parole e paragrafi l’idea che l’accessibilità dei luoghi è insieme la chiave e il manifesto per l’accessibilità ai diritti.
Ma L’appar(ten)enza Inganna (link) e l’urgenza di presentare la nuova edizione del festival ha fatto virare il testo nella prospettiva di raccogliere entro il mese di giugno le iscrizioni indispensabili per poterlo realizzare.

Così è andata che Matteo Barilli, persona non vedente, a giorni fisioterapista laureato, amico e nostro cortese verificatore di “audio bozze” ci ha detto ascoltando il testo “…all’inizio non si riesce bene a capire dove vuole andare a parare…”.
In effetti il testo si snoda (…o forse si annoda?), partendo dalla nostra socia fondatrice la giovane Alessandra, con un po’ di Fabrizio Vescovo, Marcello Balzani, Piera Nobili, Bruno Munari e mia nipote di un anno. Eterogenea comunità di persone età e luoghi che l’appartenenza a quelle stesse storie ci fa sembrare chiaro ma ci sta che l’apparenza delle parole in nero sulla carta, (ri)costruite di suoni nell’aria, suggeriscano l’interrogativo di Matteo.
Così Isabella ha registrato il testo più volte e più volte ci siamo confrontati. Pause lunghe o corte? Dove collocare le immagine e le note? …interrompere il testo rischiandone la continuità o viceversa alla fine rischiando l’aggancio. La soluzione che abbiamo provato, spendibile grazie alla grande sensibilità di Isabella, è di una regia propria per un testo non solo letto, ma piuttosto raccontato da chi lo legge a chi lo ascolta.

 (Chi volesse una copia della rivista e/o il link per ascoltare l’audiolettura può richiederlo alla segreteria dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Perugia segreteria@ordineingegneriperugia.it )

Riascoltando per l’ennesima volta l’ultima registrazione un’agenzia di stampa ci fa scoprire che lontano da noi, in una dimensione immensamente più grande e competente qualcuno ha “…studiato delle esperienze alternative per i non vedenti…”

“Abbiamo tradotto mostre di fotografia in esperienze audio-tattili in modo che possano “vederle” con le mani e con le orecchie. Non sarà una fruizione identica a quella degli altri visitatori, ma è un’esperienza disegnata appositamente per loro ed è più coinvolgente di una mera descrizione…” E’ un passaggio di un intervista al designer Corey Timpson (link) che descrive il lavoro svolto per  gli allestimenti del Canadian Museum for Human Rights (link).

Siamo in Valle D’Aosta e «I primi a non trattenersi – spiega Giulia Oblach, guida cieca della giornata – sono i bambini con la loro irrefrenabile voglia di scoprire. Solo dopo osano gli adulti» (link).

È il parco archeologico di Saint-Martin-de-Corléans ad Aosta (link) raccontato da Simone Fanti in InVisibili. “Le riproduzioni degli oggetti conservati nelle bacheche consentono di toccare con mano la storia: la porosità del vasellame o le forme morbide degli strumenti in legno e cuoio diventano tangibili. Un’esperienza per tutti.” Uno progetto pensato per includere le persone cieche diventa uno strumento di conoscenza universale perché “ Se si accetta l’invito a chiudere gli occhi si viene catapultato in un altro mondo dei sensi”.

La Fondazione per l’architettura di Torino, in collaborazione con l’Ordine degli Architetti di Torino e il focus group OAT Design, ha indetto “Spazio al design”, un contest internazionale per architetti, designer e studenti universitari delle scuole di Design e Architettura, al fine di trovare soluzioni per l’accessibilità per favorire la fruizione degli spazi urbani dei centri storici nell’area metropolitana di Torino (link).

A Rochester NY, USA, 4/6 giugno alla Capstone Design Conference Patricia Moore ha tenuto il discorso di apertura a più di 200 docenti, ricercatori e studenti delle università di tutto il paese (link). Patricia Moor, considerata madre dell’Universal Design, all’età di 26 anni nel 1979 truccata e con gli abiti del vecchio guardaroba di sua nonna ha trascorso più di tre anni in 100 città di Stati Uniti e Canada, prendendo l’autobus, facendo shopping, camminando per le strade, vivendo la vita da persona anziana.

Nel 2010 In una intervista del California College of the Arts , (link) affermava che “Il design si è trasformato nella pietra angolare dell’equità, della cultura e della socializzazione. Si tratta di portare risorse a persone che non le hanno … Il potere del design è di guardare ogni individuo, la propria casa, la propria comunità e le infinite piccole cose che rendono il successo o il fallimento dell’interazione in quei regni ….

È il primo car sharin (anche) accessibile, si chiama “YUKÕ with Toyota” a Venezia: 50 auto ibride tra Yaris, Prius e Proace Verso accessibile a persone disabili (link).
Sono invece i Comuni di Mira e Monastier di Treviso i primi del Veneto ad essere accessibili ai cittadini sordi (link) attivando un servizio di video-interpretariato professionale da remoto, via computer e tablet, in LIS e in 15 lingue vocali per interloquire con TUTTI i cittadini (link video).

Più difficili sembrano invece le soluzioni più semplici e a Vicenza una studentessa si è dovuta attrezzare autonomamente con una propria rampa per salire e scendere dai treni (link). «La rampa gliela teniamo noi del bar, ce la porta la mattina e la viene a riprendere la sera – scrive una dipendete del bar che si è prestato a tenerle la rampa – – prima la lasciava in biglietteria ma ora non possono più tenerla quindi ha chiesto a noi questa cortesia che ovviamente non ci costa nulla».

Frequento i temi e le battaglie per l’accessibilità dai tempi in quel di Genova del libro bianco “handicappati non solo si nasce ma si diventa” (link) e dell’amica Rosanna Benzi (link) che oggi avrebbe poco più di settanta anni. Più o meno diciottenni, nella stanza dell’ospedale S. Martino dove visse 29 anni in un polmone d’acciaio, facevamo le prove generali per un mondo senza barriere.

 Ma in scena sembra sia andato un altro spettacolo se per evitare altre storie come quella di Vicenza nemmeno bastano le “passeggiate esperienziali” per comprendere l’ovvio: che uno scalino una carrozzina non lo può superare, non lo può vedere una persona cieca come una persona sorda non può ascoltare il citofono dell’ascensore, che le parole potrebbero essere ordinate in forma più facile (link), o aumentare la capacità di comunicare se accompagnate dalla traduzione in ideogrammi (link)

Ma se l’idea che tutte le persone dovrebbero poter raggiungere tutti i luoghi ancora non la sfanga, più facile potrebbe essere immaginare quei luoghi accessibili ad una valigia.


È la valigia robot di Piaggio che ti segue ovunque per spostarti senza trasportare pesi (link) in pratica due grosse ruote: “Inutile del resto elencare gli enormi vantaggi che ne deriverebbero per la vita quotidiana di moltissime persone a ridotta mobilità come anziani, bambini e uomini e donne diversamente abili”.

Ovviamente la rotodeambulante valigia non è grado di fare scalini e forse potrebbe essere la volta buona che per far accedere lei, negozi, luoghi e città diventino più accessibili… e magari anche di più.

Pare che “Gita” (link)  sia in grado di memorizzare un percorso e, dotata di apposito scompartimento, andarvi a prendere una pizza o il giornale, dunque se solo comunicasse in LIS, braille o CAA (supponiamo cosa da nulla per una valigia che cammina), potrebbe essere il passe-partout perché i luoghi siano accessibili a tutte le persone… pardon, a tutte le valigie!

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