QUESTIONI DI CENTIMETRI

…tutto ciò che normalmente sullo schermo si tradurrebbe in scene madri, urla, conflitti, è costretto a passare dallo sguardo, dal dettaglio, da una rivoluzione delle pratiche e delle certezze, che accomuna mezzo e messaggio…” (link)

Il film è “A Quiet Place” e la storia della famiglia Abbott, che deve evitare suoni e rumori perchè attirerebbero le terribili creature che hanno invaso il nostro pianeta. Gli Abbott parlano utilizzando la Lingua dei Segni Americana (ASL) che conoscono bene perché la figlia maggiore è sordomuta. Anche se la storia è comunque in chiave horror, rimane il fatto che quello che sarebbe un handicap nella nostra società non aliena, nella terra invasa dagli “altriCorpi” (…ma questa è ancora un’altra storia – link -)  diventa una risorsa.

E’ in ASL (la lingua dei segni americana) anche il video “Anybody”, l’ultimo lavoro del rapper Young Thug (link), che non si ferma ad aggiungere la traduzione ne a interpretarla, ma piuttosto la Lingua dei Segni diventa la chiave espressiva del video.

“Sentire l’Arte” e “Bene FAI per tutti” sono i progetti del FAI per rendere le visite ai siti che ha in gestione fruibili alle persone con disabilità. Il primo appuntamento in programma è per sabato 5 maggio 2018 (su prenotazione), visita guidata con interprete LIS  a Villa Necchi Campiglio a Milano, mentre si potrà familiarizzare con i luoghi, diminuire lo stress e la difficoltà di comprensione e vivere un’esperienza coinvolgente grazie a guide a lettura facilitata e a materiali educativi dedicati relativi al Castello e Parco di Masino a Caravino (TO), Villa dei Vescovi a Luvigliano di Torreglia (PD), Torre e Casa Campatelli a San Gimignano (SI) (link)

Franco Lorenzoni (link) racconta l’incontro delle bambine e dei bambini con la parola “calcolo”, che “sta per sasso” ma è anche l’azione del contare.

“…immaginiamo un pastore… che debba contare quante pecore ha riportato all’ovile. Forse ha un sacchetto di cuoio poggiato a terra e ad ogni pecora che passa toglie un sasso dal sacchetto. Alla fine, se ha tolto tutti i sassi che aveva messo al mattino, vuol dire che le pecore sono tornate tutte”.

Si può contare anche senza conoscere i numeri e forse di questa storia, che è storia di noi umani, c’è traccia proprio nella Lingua Italiana dei Segni. Ancora Lorenzoni racconta:

“…stiamo cercando di imparare i rudimenti della LIS… la LIS ha per la parola “più” ha due segni distinti, uno indicato dal gesto di una mano che porta qualcosa all’altra mano – i sassolini del pastore – l’altro rappresentato dall’indice che si apre e si allontana dal pollice… a indicare uno spazio che si aggiunge ad un altro spazio…”.
Non so se esiste una etimologia della LIS ma ci sta che alla fine sia una lingua più prossima alle persone del nostro elaborato codice vocale.

Siamo stati nei giorni scorsi a Expò Sanità a Bologna (link) approfittando anche per soggiornare un paio di giorni a Ferrara (link).

Il quartiere della Fiera, che altre volte abbiamo frequentato in particolare per l’annuale appuntamento con gli illustratori e l’editoria per ragazzi (link),

questa volta ci si è presentato come una sorta di mondo alla rovescia, dove le persone con disabilità sono la maggioranza e i normodotati un piccolo esercito di addetti alla logistica.

La prima domanda che sorge spontanea è: perchè quei popoli, finita la fiera, non riescono ad imporsi nella “normalità”?

Con la mia rotodeambulante compagna cercavamo una carrozzina manuale con le ruote grandi anteriori, o anche un modello reversibile come quelli che produceva il vecchio Scafoletti di Roma. Sarà anche vero che la postura più corretta suggerisca le ruote grandi posteriori, ma le persone disabili si ostinano a vivere ciascuno una propria anarchica autonomia senza rispettare nessuno standard per quanto scientificamente corretto e terapeuticamente testato. Fatto sta che carrozzine con la ruota per la spinta manuale anteriore nisba, nulla, niente, nessuna!

Così a Bologna, Expò Sanità, assistiamo al paradosso che anche per essere diversi bisogna essere tutti uguali.

Del resto la storia è vecchia e sempre a Bologna nella mostra “Bath” curata dal “Laboratorio di design 1 – corso di laurea magistrale in design del prodotto e dell’evento” (link) i numerosi e curati modellini di bagni “accessibili” studiati e realizzati dal corso del Dipartimento Architettura dell’Università di Genova collocano il vaso del wc in un angolo del locale perseverando nella matematica esclusione dalla possibilità di utilizzarlo tutte le persone per cui sarebbe comodo accostare dal lato opposto.
Forse ci sarà una ragione superiore e ineluttabile che a noi sfugge, ma sembra che un vaso del wc in parete, con una settantina di cm sia a destra che a sinistra, magari un buon metro di fronte e ai lati due maniglioni ribaltabili, sia cosa assolutamente impossibile, forse disdicevole, architettonicamente e ingegneristicamente inimmaginabile.

E oltre ai “ruotini” per la trazione elettrica delle carrozzine manuali, presenti in una infinità di declinazioni, a farla da padrone le autovetture accessibili alle carrozzine.

Se fino a pochi anni fa le ditte che adattavano le autovetture erano un paio, a Bologna il panorama delle auto accessibili ha presentato una sconfinata gamma di auto e di sistemi per accedervi con una carrozzina.

Idealmente al top l’autovettura con tutti i sedili rimovibili con semplici agganci e la possibilità del passeggero che usa una carrozzina, dalla carrozzina di guidarla, sedersi accanto al guidatore, dietro o ovunque gli pare… esattamente come chiunque altro.
Non esattamente come chiunque altro il costo per l’autovettura, euro quarantamila, ma alla fine un costo modesto se paragonato alla carrozzina che come chiunque altro ti permette di andare ovunque, lungo la spiaggia come sui sentieri di montagna, euro ventimila la versione base, con bascula e qualche “optional” venticinquemila.

Sessantacinquemila solo per la mobilità, ha ragione l’amico Antonello (link), la disabilità è un lusso.

E nelle agenzie dei giorni successivi a Bologna è ancora a bordo di un auto che si consuma l’ultima sfida per l’inclusione. Con “Feel The View” la Ford installerà sulle sue autovetture un sistema che traduce il panorama al di la dei finestrini in un codice tattile che, sfiorando il vetro, lo “mostrerà” alle persone non vedenti (link).

Ma tornando alla nostra trasferta, in linea con la realtà rappresentata all’Expò, ad angolo anche il vaso del wc nell’albergo prenotato a Ferrara. Ad angolo e con “apertura” centrale d’ordinanza. Anche in questo caso comoda per alcuni, pericolosa per altri. E dire che montando sopra la suddetta una tavoletta “intera” (o viceversa, tazza con seduta completa e tavoletta con apertura frontale) la stessa tazza wc potrebbe essere comoda per il doppio delle persone (…ma forse è troppo facile!)

E in quel bagno a Ferrara è andata per pochi millimetri perchè a risicare ulteriormente i già risicati centimetri lato muro la presenza di un termosifone dotato di valvola termostatica, sporgenza ulteriori 5 centimetri abbondanti. E così se nel primo incontro ravvicinato con la suddetta valvola è stata lei ad avere la peggio riportando gocciolanti ferite per l’intera prima notte, all’alba, asciugato il pavimento, il pronto e radicale intervento della direzione l’ha definitivamente rimossa restituendoci preziosi centimetri di accessibilità.

Ma la scelta di Ferrara per il nostro soggiorno, oltre le sue bellezze, anche per la nomina di città tra le più accessibili.

Per quel che abbiamo girato per la città non saprei davvero quanto possa essere “la più accessibile”. Come altrove, molti esercizi commerciali non sono accessibili per chi ha problemi motori (ovviamente diversi anche sì), come altrove ci è capitato di vedere le vetture dei soliti incivili parcheggiate senza contrassegno nei posti riservati , come altrove non abbiamo incontrato indicazioni tattili, segnalazioni in CAA nemmeno al grande Parco Urbano (o per raggiungerlo), come altrove abbiamo visitato alcune mostre (non mi sono fatto sfuggire il mio mitico Pelizza da Volpedo) con puntuale audio guida senza soluzione in LIS e le bacheche assolutamente inguardabili dalla carrozzina…
E se questa nomina di città accessibile sarà certamente meritata è curioso che nessuno segnali invece la davvero notevole area pedonale che fa del centro storico un luogo prima di tutto delle persone.

Non so quanta e quale sia la strada per le città accessibili ma a Ferrara mi sono goduto vie e piazze piene di persone e forse mettere al centro le persone è un passaggio importante perché quelle persone possano essere “tutte le persone”.

Domani 3 maggio porteremo un saluto per le città accessibili a Spello (link) , giovedì 10 maggio proporremo disegni a manovella in piazza S. Domenico a Foligno insieme alle ragazze e i ragazzi dell’Alternanza Scuola Lavoro (link) con “non ho paura del lupo cattivo”. Appuntamento qui, con le quasi news, il terzo mercoledì di maggio, il giorno 16.

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