…MAGARI CON UN BISCOTTO

A Magonza 550 anni fa moriva Johannes Gutenberg. Apprese le tecniche della fusione come apprendista orafo a Strasburgo mentre a Magonza, in società con Johann Fust che mise a disposizione il capitale necessario (nel 1455 gli intentò un processo e si fece restituire capitale e interessi), in 3 anni realizzò 290 caratteri con i quali stampò circa 180 esemplari della bibbia (link).

Guttembergh “ruba” all’arte orafa le tecniche della fusione e alla xilografia quella della riproduzione attraverso matrici in rilievo per immaginare un progetto nuovo: realizzare un “ausilio” che renda più facile, veloce, economico e (un po’ più) per tutti ri-produrre le parole scritte.

I video-totem delle grandi stazioni spiano e “profilano” chi osserva le immagini trasmesse. Una telecamera analizza le reazioni di chi osserva spot, meteo e notizie (link). Un sensore è in grado di riconoscere l’espressione facciale e catalogarla tra cinque diversi stati d’animo, calcola il tempo di permanenza di fronte allo schermo, il sesso e la fascia d’età approssimativa.
Con tale potenza tecnologica e raffinata capacità di osservare i passeggeri suona strano che delle oltre 2000 stazioni, a detta della stessa RFI, quelle accessibili siano 270 ed è persino curiosa la sottolineatura (link)  che quelle di nuova realizzazione “…sono invece progettate e realizzate sin dall’inizio secondo gli standard definiti… dalle Specifiche Tecniche… relative sia all’accessibilità per le persone con disabilità e a ridotta mobilità … mirate ad assicurare le migliori condizioni di accesso ai treni…”.

A Bologna le persone con disabilità salgono in cattedra al dipartimento di Scienze dell’Educazione dell’Alma Mater (link). Organizzato dalla professoressa Balice come evento conclusivo del corso di studio in didattica speciale, persone “diversamente abili” sono salite in cattedra per raccontarsi ai futuri docenti “normodotati” e “neuro tipici” e svelare alla fine di essere… “normali”.

(link)
Cambierò il mondo per mia figlia sordo cieca, un giocattolo alla volta” (link). Sono parole di Jake Lacourse “…sono genitore di un bambino disabile e sono determinato ad adattarlo a lei. Così facendo spero di aiutare anche gli altri lungo la strada, creando soluzioni a basso costo che promuovano l’accessibilità…”  (link).

Ho iniziato questo sito nel 2006 quando mio figlio, Ivan, aveva solo un anno. Gli era appena stata diagnosticata una LCA , una rara malattia retinica, e stavamo disperatamente cercando supporto e risposte. All’epoca pensavo che sarebbe stata una buona idea riunire tutto ciò che trovavo in un posto” (link)

Più vicino a noi (ma in rete è tutto relativo) Claudia e Raffaella sono due mamme di tre bimbi: “…ci siamo conosciute nell’autunno 2012, anno in cui ancora non esistevano giochi accessibili a bambini con disabilità nelle nostre città. Tanti parchi, alcuni davvero belli altri poco curati ma con in comune il fatto di vedere installati giochi solo per bambini che sono in grado di arrampicarsi, correre veloci o camminare. E i giochi per bambini con disabilità?…” (link ). Nasce così “parchi per tutti” il sito che oggi è un vero punto di riferimento per confrontarsi e “rubare” modo e modi per immaginare e realizzare parchi gioco capaci di far giocare… tutti.

E a giudicare da queste storie tornano alla mente le parole di Don Milani “è il cuore che comanda il cervello” e sembra che la via esperienziale sia la strada maestra per far scattare la molla delle competenze e sensibilità rispetto all’accessibilità per tutti e tutte le età, di luoghi, manufatti e relazioni…

Ma non possiamo e non vogliamo attendere (e nemmeno auspichiamo) i mondi inversi della “contea dei ruotanti” di Franco Bombrezzi (link) o del nel video ASLI (link), dove la disabilità è la norma e la normalità diventa “diversa”… dovrà pur succedere che chi decide di assumere il ruolo di progettista, chi accetta l’incarico di amministratore o dirigente della macchina pubblica, chi gestisce luoghi e servizi aperti al pubblico e chi svolge compiti di controllo, scriva finalmente la storia di quegli impegni e quelle competenze spesi per tutte le persone.

E se Ferdinando Acerbi commissario tecnico della Federazione italiana sport equestri e atleta paralimpico nella disciplina del dressage a Rio, con la sua carrozzina nei giorni scorsi a Milano, causa inaccessibilità delle tribune, non ha potuto assistere alla gara della figlia (link), l’esperienza dello Sferisterio di Macerata fa scuola in America.

Semplicemente “accessibilità” è il nome del progetto da alcuni anni attivo e costantemente implementato (link)  per rendere gli eventi operistici e lo stesso Sferisterio accessibili e soprattutto “godibili” in particolare da parte delle persone sorde e dalle persone cieche. Le premesse scientifiche e i risultati concreti di questa iniziativa saranno oggetto di una tavola rotonda oggi, mercoledì 7 febbraio, alle ore 18 all’Istituto Italiano di Cultura di New York (link)

E se nelle nostre stazioni i totem ci osservano a Pechino acquistando il biglietto della metropolitana i pendolari (a cui in particolare è indirizzata l’iniziativa) potranno ascoltare la lettura di un libro (link). I volumi sono riprodotti all’interno dei vagoni insieme ad un codice QR che permette di ascoltare l’audiolettura dal proprio smartphone e non solo, per incentivare la lettura (audio), tra chi scarica un libro per sette giorni consecutivi in palio persino una collana d’oro… quando si dice “smart city”!

Tra pochi giorni è San Valentino, patrono della città di Terni e tradizionalmente festa degli innamorati. Amore (love) accessibile si può dire anche con un biscotto (link)

(Nell’immagine un biscotto a forma di cuore, sulla superficie con glassa la scritta in caratteri braille “love”)

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