SIAMO A CAVALLO


Lunedì 13 alla trasmissione “Filo Diretto”, la seconda parte del programma “Prima Pagina”, Rai  radio 3 ore 8,00 ca., l’ascoltatore Andrea da Impruneta, persona disabile, parla di “empatia cognitiva”, ovvero una vicinanza spesa con intelligenza piuttosto che con pietà, (link)
e rivendica il diritto a continuare ad essere, nella disabilità, di aiuto agli altri (nel podcast il suo è il primo intervento).

È un tema caro alle nostre news e fondamentale nell’impegno dell’Associazione Festival per le Città Accessibili. Aspetto che più volte abbiamo evidenziato prendendo spunto dall’art 24 della Convenzione Onu sui diritti delle persone disabili che “…lancia il sasso ben oltre l’ostacolo e stabilisce il diritto delle persone con disabilità ad essere parte attiva di una comunità che sia essa «libera»…” (pag. 24 “Rottamiamo le Barrere”) (link testo – link audio).
Andrea è medico, e di certo il suo essere di aiuto agli altri è un aiuto importante, ma mi ha fatto tornare alla mente una domanda di assistenza domiciliare di molti anni fa dove la richiesta non era solo per un sostegno per la propria indipendenza ma anche per poter compiere quei piccoli gesti quotidiani, impossibili da bordo di una sedia a rotelle, di attenzione e aiuto verso le altre persone della propria famiglia.

Nell’edizione di marzo del magazine Superabile (link) con i testi di Laura Pasotti la consueta infografica della brava Cristina Graziani (link)

fa riferimento alla partecipazione delle alunne e degli alunni disabili alle gite scolastiche. Colpisce che se le ore trascorse fuori dalla propria classe al sud sono circa la metà che al nord, le percentuali si invertono in occasione delle gite scolastiche con pernottamento e la non partecipazione di alunne e alunni con disabiltà al sud rispetto al nord è doppia alle scuole elementari e persino tripla alla medie.

Non so se le nostre conclusioni possono sembrare azzardate ma l’idea ancora una volta è che “la buona volontà non basta”. Encomiabile, ma non basta l’empatia, come ha detto Franco a prima pagina, per partecipare alle gite con pernottamento occorre che luoghi, strutture e servizi siano accessibili. Pullman con accessibilità alle carrozzine, ristoranti con menù in braille, alberghi capaci di parlare anche in LIS, attrezzati con “calming room” e magari indicazioni in CAA, e più semplicemente marciapiedi e aree pedonali dove una carrozzina, un bastone bianco, uno sguardo teso ad ascoltare, possa seguire le compagne e i compagni.

Potrebbe essere la presenza o meno di “accessibilità” che in quelle stesse comunità in cui la presenza in classe è più assidua, alunne e alunni con disabilità scompaiono invece dalle gite scolastiche.
E accessibilità non solo e non sempre è questione di inagibilità fisiche o sensoriali dei luoghi, può essere anche inaccessibilità “economica”.
E’ vero che io ho attraversato il periodo scolastico quando l’immaginazione ci sembrava prossima ad arrivare al potere e per le gite alla fine c’era persino poco tempo, ma le poche volte che successe immediato fu porre il problema in termini “politici”. Se la gita è didattica ha da essere compresa nell’offerta formativa senza costi aggiuntivi, se non lo è non ne deve fare parte. Problema risolto nel tempo dalle migliori economie dei più ma che sembra riemergere ora che le differenze economiche tornano ad essere barriere.

Viviana Ponchia su Quotidiano.net non solo parla di una storia di “disabilità economica” ma anche di “un preside fantastico. Un uomo radar che non solo risolveva i problemi, li anticipava. Così quando si avvicinava il momento di scegliere dove andare e a che prezzo, il professore faceva un giro di telefonate… e a volte succedeva che la classe pagava anche per lei, a volte si rimaneva tutti a studiare le formiche in cortile… Tutti siamo diversi e speciali, in un modo o nell’altro…” (link).
Un pullman accessibile è raro, costa di più a chi lo deve acquistare che a sua volta lo noleggia (generalmente) a tariffe maggiori e alla fine anche questa è discriminazione.

E di un’altra Direttrice Didattica che ha spostato davvero l’orizzonte si è parlato anche a Spoleto il 9 marzo alla Sala Frau: “Una giornata con Maria Antonietta D’Angerio” (link).
Negli anni 70 si fece forza della sua carica istituzionale e con calma e perseverante fermezza chiuse le classi differenziali e inserì bambine e bambini con disabilità nelle classi normali. Per lei “siamo tutti diversi” meno che mai è stato uno slogan, al punto che nei ricordi condivisi nelle due ore spoletine, il racconto della perplessità, di allora, dei genitori di fronte alle “non letterine” di Natale: perchè (anche) per imparare (a scrivere) ciascuno ha i suoi tempi. Introvabili i suoi libri, “Il codino di Munchausen” e “ Gesù di cognome si chiamava Dio”, magari provate tra l’usato, vale la pena.
Di scuola “accessibile”, ma da altri punti di vista, si è parlato anche a Roma: “Tutte le strade portano a scuola? Infrastrutture sicure e accessibili”.
Uno studio sulla accessibilità e sulla sicurezza degli itinerari pedonali urbani in prossimità degli istituti scolastici, promosso dall’Automobile Club d’Italia, in collaborazione con l’AC Roma e la Fondazione Filippo Caracciolo (link).

“ – ha sottolineato il Presidente ACI Angelo Sticchi Damiani – occorre intervenire con soluzioni progettuali sicure, accessibili, innovative e adeguate alle esigenze di tutti, anche delle persone con disabilità temporanee o permanenti”.
E, accessibiltà permettendo, certamente alle bambine e ai bambini garberebbe non poco poter andare a scuola in bici… e magari anche insieme, se la bici fosse questo speciale “bici-bus” olandese (link)

(link video)

A Civitanova Marche presentato un logo per l’accessibilità. E’ una iniziativa nell’ambito del progetto “Abbattere le barriere: insieme si può”. Il logo, realizzato e donato alla città dal grafico Andrea Mandozzi, accompagnerà e identificherà iniziative e spazi, sia pubblici che privati, attori nella promozione della persona in ogni condizione di vita e attivi nell’abbattimento delle barriere (link).

Dal Giappone oggetti di uso comune per la cucina, belli non meno che accessibili per chi dovesse farlo utilizzando una sola mano. A illustrarli è la storica rivista “Abitare” (link): “Oneware”, è un set di accessori da cucina disegnato da Loren Lim Tian Hwee (link), designer formato alla National University di Singapore che si presenta come “interessato a comprendere il comportamento umano e la progettazione per il bene sociale” (link video).


E infine “tutto fa” dice la mia dottoressa. Se l’accessibilità è una sfida quotidiana nei luoghi della vita di tutti i giorni, non sono da meno i luoghi di lavoro. Il deputato Giuseppe L’Abbate ha presentato una interrogazione al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Maurizio Martina chiedendo “se non ritenga di dover assumere urgentemente iniziative… affinché la licenza di allenatore… sia concessa anche ai soggetti diversamente abili che ne facciano richiesta, al fine di assicurare ad essi il diritto al lavoro e di non alimentare diseguaglianze tra allenatori trotto e allenatori galoppo” (link).

A parte il trotto fuori sincrono di quel “diversamente abili” quando anche da convenzione Onu il termine “persona con disabilità” galopperebbe più deciso verso il traguardo del porre al centro la persona, può essere che questa discriminazione non sia tra le più percepite ma, come dice il mio medico… tutto fa!

Appuntamento al primo mercoledì di aprile, giorno 5!

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

Login

Lost your password?